sabato 11 dicembre 2004

Osservavo i miei più sfortunati colleghi andare lentamente verso il loro tristo destino, incarnato fisicamente dall'implacabile professoressa De Palma; li vedevo lentamente uscire, uno dopo l'altro, irremediabilmente atterriti o carichi d'ira. Ed in un momento, sono stato colto da una scintilla di illuminazione trash.
Ho ricevuto dall'aria carica di particelle di disperazione una fulminante idea, la quale potrebbe essere in grado di risolvere in un sol colpo i problemi economici di universitari ed università, concedere il quarto d'ora di fama warholiano e rimpolpare le budella delle nostre sei reti statali con una nuova dose di preconfezionate feci.



Sto cazzo.



Notare la posizione enfatica. Torniamo al discorso principale.
Ciò di cui abbiamo bisogno è uno spettacolo-realtà sull'università.
Titolo. Uhm. Direi... Laurea: usarla, il sogno.
Il format è piuttosto semplice, è sufficiente decidere ubicazione e facoltà. Per la prima potrebbe andare bene Cervia, dato che sono già avvezzi a sputtanare le loro istituzioni a favore dei media. Ma partiamo col promo.


Duecento ragazzi rinchiusi in un campus: il loro sogno, una laurea e, perché no, un lavoro. Solo cinque, anzi dieci, mi sento generoso, va, riusciranno a realizzarlo. Seguili ogni giorno nelle loro noiosissime giornate di studio, durante le quotidiane peregrinazioni per le varie sedi e appassionati alle loro palesemente false storie d'amore che non c'entrano una beata minchia col programma ma che fanno audience!
Ed in prima serata, i loro esami!
Ascolta le loro confessioni prima della loro interrogazione! Ascolta i loro inutili giri di parole sugli esiti negativi delle loro performance! Parla in linea diretta con i professori e con uno psicologo che ti dirà una cifra di cazzate inventate sul momento sulla personalità dei ragazzi!
Vuoi che i ragazzi debbano sostenere un esame extra obbligatorio di linguistica col professor De Mauro? Mandaci uno SMS!
Chi passerà il prossimo esame? Chi ha studiato? Ma va! Lo deciderai tu con il televoto!
Duecento ragazzi, dieci lauree, dieci lavori ad interim della durata di cinque mesi con la convenzionale.
Solo su "Laurea: usarla, il sogno".


Scherzi a parte, dopo abominii come Campioni e quest'altra genialata, con conseguenze come queste, non mi stupirei se qualcuno prendesse in considerazione il surreale format.


[Questo post fa parte della campagna: "Spegni la TV, accendi una pila di libri della Fallaci"]

venerdì 26 novembre 2004

Torniamo alla festa di cui sotto.
Si, lo so che suona male, ma l'espressione cristallizzata d'uso corrente grazie alla particolare morfologia del blog in sé si trasforma in una proposizione che è sì cacofonica, ma inattaccabile sia nella grammatica che nei concetti.
Minchia che frase pesante.


Come spiegavo al buon Karvek in un commento, la festa a base di truzzi e musica truzza è stata organizzata da un individuo il quale, musicalmente parlando, c'ha due coglioni notevoli. Costui infatti studia pianoforte al conservatorio, è un abituale ascoltatore di classica e rock progressive, a tempo perso si diletta con tastiera e batteria, nelle quali se la cava piuttosto bene, e possiede un'invidiabile cultura musicale che spazia dagli AC/DC a Frank Zappa. Col suo gruppo suona abitualmente Elio e le storie tese, a volte King Crimson e Jethro Tull.
Eppure, questo fine musico non ha esitato nell'eligere come sottofondo per la sua festa compilations di artisti prettamente commerciali e discoteca da consumo di massa. Il tutto saporitamente condito da luci stroboscopiche epilettiche e bassi che trasmettevano un poco gradevole effetto Tesmed.
Qual'è il motivo di questa evidente contraddizione?
Qui, se vuoi la figa alla tua festa, devi avere uno stereo che rumini decibel e decibel di disco commerciale. E se metti in piedi una festa, è perché vuoi vedere qualche minigonna oscillare in tuo onore: non è che uno si fa un culo così per organizzare un evento il cui massimo esito sarà far ubriacare qualche amico e, occasionalmente, diversi imbucati che ti stanno anche un po' sulle palle senza pretendere un po' d'amore materiale in cambio.


Il suo non è un caso isolato.
Numerosi sono coloro che rinunciano alle loro passioni musicali e che, turandosi il naso, si tuffano in quel buio antro luminescente d'incomprensione e frastuono, alla disperata ricerca d'una bocca da baciare, d'un corpo da accarezzare, d'un organo genitale da... Beh, dipende dal sesso.
Nel mio strettissimo paese, più d'un individuo si ha deciso di curare la propria adesiva fama di sfigato, gettando via tutto ciò che caratterizzava il proprio io e costruendosene uno nuovo, prefabbricato. La terapia è semplice: basta una o più dosi giornaliere di vestiti alla moda ed un'abituale frequenza d'appositi, salubri luoghi, quali I 2 Cigni o il Popy. Una volta entrato in questo buio tunnel, fatto d'interminabili attese del prossimo sabato sera, nessuno torna più indietro. Nessuno recupera la propria individualità.
Non c'è scampo dunque all'infernale bocca livellatrice della discoteca, se si vuole intraprendere una buona vita sessuale e, perché no, sentimentale?


Forse sì.
Io non sono mai entrato in discoteca, e mai lo farò, perlomeno finché non avrò la possibilità o il dovere di gettarvi qualche lacrimogeno, così, tanto per far due risate, durante una serata altrimenti noiosa. Rocco Siffredi non mostrerà certo invidia per la mia vita amorosa, ma stranamente, nonostante abbia avuto anche io i miei santi periodi di solitudine e tristezza, non me la sento affatto di lamentarmi.


Per concludere, vi regalo una breve favola a lieto fine.
C'era una volta una ragazza che, pur essendo carina ed intelligente, leggeva troppo ed amava vestirsi in modo bizzarro ed unico, e per questo i suoi coetanei di sesso opposto con fama di "fighi" non esitavano nello scansarla.
Un bel giorno decise di cambiare: smise di vestirsi come faceva prima, anzi smise quasi del tutto di farlo, si fece aiutare dai suoi amici di Forza Nuova nel bruciare tutti i suoi libri, ed ogni settimana accompagnò un baldo giovane verso mete affascinanti, nuove e sconosciute. Ad esempio l'angolo in alto a destra nella discoteca A, a volte quello in basso a sinistra nella disco B.
Un mese dopo la metamorfosi, il cigno cubista ricevette una richiesta di fidanzamento da un suo compagno di classe che, qualche tempo prima, quando era ancora un anatroccolo che sceglieva il suo piumaggio, aveva respinto a più riprese; perché? Semplice, non era abbastanza figo. Fortunatamente per lui, nel frattempo ebbe le possibilità di vedere la Luce; purtroppo questa, che si riverò essere generata da uno strobo, ed ebbe anche l'effetto di eliminare i suoi ultimi neuroni e fargli perdere la capacità di formulare frasi con più di dieci parole. Inutile dire che ciò lo rese immensamente figo, ed ella accettò all'istante la sua proposta.
I due divennero una bellissima coppia e vissero fighi e contenti. Un po' meno dopo che lui, ubriaco fradicio e lievemente impastato, non gli mise le corna in discoteca, senza neanche rendersene conto.

domenica 21 novembre 2004

No, non ho intenzione di tediarvi col dettagliato resoconto del mio scorso sabato sera. Anche perché sono passati diversi giorni, ed ho rimosso parecchi particolari.
Accontentatevi di qualche parola, e cercate di intuire l'ambientazione ed i comprimari: compleanno, musica, pseudo-discoteca, assordante, merda, analcoolico, minorenni, freddo, truzzetti, imboscati, truzzette.
Aggiungo e concludo affermando che i cannelloni erano proprio buoni. Ed erano tutti miei. MIEI.
Ora vi parlerò d'altro.


Il testo di Spark, canzone di Tori Amos, è nato da un'esperienza dell'autrice: anche essa, come la protagonista del testo, ha perso il figlio durante la gravidanza.
Improvvisamente, senza una ragione precisa.
Perdere ciò è a cui si tiene, sia esso una persona o altro, è una sensazione orribile; diventa ancora più orribile quando successivamente qualcuno fa mostra di questo qualcosa a noi negato, e ne dispone come fosse spazzatura.
Colui che ha perso soffre, semplicemente. Soffre e aspetta, al massimo impreca.
Tori, alla quale è stato sottratto molto nel corso della sua vita, ha sofferto e imprecato come avrebbe fatto chiunque altro. Poi si è tolta la terra di dosso, si è rialzata e ha scritto una delle canzoni più belle che io conosca.


Questo non vuol dire che abbia perdonato il gelato assassino.
Q: One last question. Who is the ice cream assassin?
T: Who do you think that is?
Q: I have no idea.
T: Well, people have been praying to him for a very long time and more wars have been fought in his name. The big guy. Think about it.

sabato 6 novembre 2004

Un sabato sera in libertà.
Consumata la cena, restituisco la mia ragazza alla propria magione ed ai suoi inderogabili, pur discutibili doveri; c'ha da studia'. A diversi minuti dalle ore 22, mi ritrovo da solo in casa senza alcun programma, nessun appuntamento.
Tempo libero.
Di più; sabato sera libero.
Dinanzi a me si stagliano infinite strade, delineanti infinite possibilità di trascorrere il lasso di tempo conquistato tra la cena ed il letto. Insomma, mi rendo conto che non ho proprio un cazzo da fare.
Hmm. Il mio ingenuo ego tenta d'inviarmi l'impulso di studiare un po' di storia, ma il mio ES si mette a ridere. Se non altro, sa stare agli scherzi. E va bene, va bene, cerchiamo di svagarci un po'.
Nonostante le circostanze lo avessero richiesto, ho deciso di uscire con gli amici che non vedevo da così tanto tempo; dopotutto, se è tanto che non li vedo qualche motivo ci sarà. Ad esempio, abitano oltre 10 euro di benzina, oppure sono eccessivamente divertenti e culturalmente stimolanti; un po' come le prugne della california. Alla fine, non sono uscito neppure con i soliti amici. Più che altro, non sono uscito.
Solo a casa... Altra prospettiva interessante.
Dunque, sarebbe d'obbligo instaurare un rave tra le mura domestiche, tutti invitati; sesso, droga, rock & roll, rutto libero e magari anche una gara di pisciate. Scazzottata finale, e poi tutti a vomitare nella vasca da bagno. Che bello. Neanche ce l'ho la vasca da bagno, ma sai a chi potrebbe fregargliene. Purtroppo non sono riuscito a convincere nessuno a parteciparvi. Neppure i miei genitori. Alla fine non c'è stato neanche un po' di distruzione, né di sé ne degli altri. Niente Fight Club. Peccato. Credo che Tyler si sia offeso, non l'ho più visto.
Niente uscita con gli altri, niente festa con gli altri. Soprattutto, niente altri, se si eccettua il mio cane.
Insomma, sono rimasto a casa davanti al pc. Da solo. Il cane dopo dieci minuti si è stufato di farsi grattare ed è andato a dormire al piano di sopra.
No, niente chat.
Un po' di creazione, una visita all'Hotel Choirgirl, delle patatine al pepe nero e sale marino. Buone. Ogni tanto il cane ascolta il mio sgranocchiare e si precipita verso di me con fare scroccante, e sono costretto a mettere via tutto. Sconsolato, se ne torna a nanna.
E basta.

Lo so, tutto questo non è figo.
Un mio alter-ego figo avrebbe preso la sua auto, una panda doncollmibeibe nera come la mia, e si sarebbe tuffato nel primo gruppo di compaesani che gli fosse capitato sotto tiro; una volta con loro, avrebbe cercato di divertirsi inserendosi nel discorso. Dopo cinque minuti avrebbe maledetto la serie A, tutte le discoteche del mondo, il suo paese di merda ed i suoi 14 bar, ed i 5 orribili gin lemon che si è bevuto, che non hanno neanche intaccato la sua percezione del mondo sensibile.


Ma io non sono figo.
Magari è questo che mi fa dormire tranquillamente la notte.


Attenzione: Questo testo è stato redatto in un momento di volontaria stasi psico-sentimentale, e potrebbe non avere alcun senso. Se comprendete tutto quello che avete appena letto, esistono due possibilità: o siete me che sto rileggendo questo post domani, che poi è oggi, e state dando ragione alle teorie buddhiste dell'inesistenza dell'io, oppure siete la mia ragazza che sta seriamente ponderando la possibilità di evitare di lasciarmi solo in seguito per evitare cose come questa.

mercoledì 27 ottobre 2004

Buonasera; queste sono le previsioni per la giornata di domani.


Domani pomeriggio siprevedebeltemposuBergamoComo
CremonaMantovaMilanoPaviaSondrioVareseLeccoLodiBrescia
leggermentenuvolososuAlessandriaAstiBiellaCuneoNovara
TorinoVercelliemoltonuvolososuAostaesuBolzanoTrento,
beltempoanchesulleVenezieesulcampettodicalcioprivatodi
miofiglio.
Nebbia al centro.


Per domani sera invece siprevedononuvolesuBergamo
ComoCremonaMantovaTerronidimerdaMilanoPaviaSondrio
VareseLeccoLodiBresciaesuAlessandriaAstiBiella
CuneoNovaraTorinoVercellivivalaPadaniamentresarà
moltonuvolososuAostaesuBolzanoTrento,semprebelloa
casamiaesulleVenezie.
Nebbia al centro.


Che bello il Meteo5.

domenica 10 ottobre 2004

Incredibile.
Pensavi d'aver visto tutto, ammirando un tuo amico, ubriaco fradicio, riverso in una vasca da bagno nel mezzo d'un giardino, mentre cercava di spiegare gli accordi di Don't Cry al vento.
Sbagliato.
Esistono esseri ben più abili nel meravigliarti per l'incredibile assenza d'amor proprio, veri e propri maestri nel raggiungere i massimi stadi dell'autoumiliazione; esseri il cui modus cogitandi così autolesionista è totalmente inconcepibile per i comuni esseri mortali. E riescono a fare tutto questo da sobri.
Oggi, anzi, ormai ieri, al Romics, una delle fiere del fumetto di Roma, si è svolta la gara di cosplay; tale vocabolo, che è una contrazione di costume playing, serve ad indicare appunto che si tratta d'una gara tra i migliori costumi e le migliori interpretazioni dei personaggi di fumetti o film dei quali si vestono i panni.
Nulla da dire sui costumi, che erano quasi tutti ben fatti. Eccetto il paffuto pirla alto 1,60 vestito da superman col volto verdastro ed al collo il cartello con su scritto "Bizzarro #1".
Riguardo le interpretazioni, invece, c'era parecchio da obiettare. E, ah, se abbiamo obiettato! Escluse simpatiche nonché rarissime eccezioni, i partecipanti si riassumevano in un gruppo di dementi le cui esibizioni si barcamenavano tra il patetico ed il deprimente.
Il top dell'autodistruzione della dignità è stato raggiunto all'inizio della manifestazione; latrici di innumerevoli risa sono state tre donne prossime al superamento della mezz'età, adatte al massimo ad interpretare Mina o Aretha Franklin a causa della loro stazza, e che invece erano vestite da Idol giapponesi Teenager (da personaggi di Final Fantasy X, se sapete di cosa sto parlando). Se vederle tentare di ballare come fossero state aggrazziate sedicenni, mentre cantavano un pezzo del videogioco di cui sopra, non fosse stato abbastanza demenziale, ad un certo punto è entrato un altro idiota che ha incominciato a saltare qua e là con l'agilità e la grazia d'un elefante zoppo, e, culmine del climax, le tre ciccione si sono messe a strusciare per terra, con movenze da film porno per gerontofili.
Inutile descrivere i commenti del pubblico, in parte divertito, in parte scioccato.


Tutto questo, comunque, mi ha insegnato molto. Quando mi sento idiota, mi siedo, m'impegno in un respiro profondo e penso a loro; subito vengo rincuorato dall'idea che ci sono persone che stanno peggio di me.
Molto peggio.

domenica 26 settembre 2004

L'armadio una settimana e qualche giorno fa ha compiuto un anno.
Avevo intenzione di farmelo rivalutare come usato per potermi poi comprare una scrivania con grattapalle automatizzato (assai utile durante i momenti di scazzo estremo) ma le offerte non erano di mio gradimento, quindi suppongo che continuerò a scriverci.
Ogni tanto.


Dopo questo sprazzo di gioioso metahumor, passiamo a cose più serie ed interessanti: continua infatti il gemellaggio tra questo blog e l'oriente, ma abbandoniamo per ora il Buddhismo per dare un'occhiata ad alcune perle di saggezza.
Venerdi ho sostenuto l'esame scritto di arabo, ossia una specie di totocalcio dove barrando le caselle giuste si vince l'accesso all'orale, ma questa è un'altra storia; tracciate le crocette, tornando a casa sono passato per la bancarella dei libri usati (o presi in prestito), e ne ho trovato uno abbastanza intrigante, ossia Il grande libro dei proverbi cinesi.
Il prezzo originale era di 18 euro, ma io l'ho pagato 3.
Spero che nessuno necessiti d'ulteriori delucidazioni riguardanti le tematiche trattate nel libro da me acquistato.
Oggi mi sento buono quindi per voi, solo per voi, voi che leggete queste parole, farò un sunto di quelli che ritengo i migliori aforismi/proverbi compresi nella prima metà del libro.
Ovviamente ogni cosa ha un suo prezzo, infatti ogni deliziosa citazione sarà accompagnata dal mio commento.
Via alle danze.


E' facile fare commercio quando si comincia con un grosso capitale.
Han Fei Zi
Lui lo ha capito molto prima di Silvio e dei suoi fan.


Fare una metafora è invitare un'idea e alloggiarla nella camera degli ospiti.
Zuo Chuan
Direi che quest'autore ha alloggiato molto bene l'idea nella camera degli ospiti.


Chi sa molto sembra stupido.
Su Cai
Non ditemi che non mai avete pensato che qualche persona d'evidente alto livello culturale fosse un perfetto idiota.


Come potrà il popolo confornarsi alle leggi scritte se non ha imparato a leggere?
Meng Zi
Questo dimostra che il problematico rapporto tra informazione e masse non è poi così recente. Il problema è che ora la gente sa leggere, suo malgrado, ma non ha nessuna voglia di farlo.


Ci si insulta sperando che vengano a dissuaderci; ci si batte sperando che vengano a separarci.
Detto popolare
Un sempreverde; putroppo è anche piuttosto utopistico.


Grazie alle leggi scritte, il popolo non teme i suoi governanti.
Detto popolare
Ovviamente in Italia non potremmo mai gloriarci d'un tale detto.


Il saggio è contento se si nota in lui un difetto.
Meng Zi
Molto Socratico. Ah, Meng Zi (o Meng Tzu) non è altri che Mencio, come lo chiamano gli amici o gli occidentali. Si ringrazia Paolo Santangelo per quest'informazione.


L'uomo è abile nel giustificare tutti i suoi desideri.
San Guo Shi
Non so perché, ma mi viene in mente Wilde, anche se non ricordo alcuna citazione simile a questa. Mah.


Vivere nell'ebbrezza è morire in un sogno.
Chen Zi You Li
Non so se interpretarlo sotto un punto di vista Buddhistico, o Baudelairiano;
- nel primo caso si può tradurre con un "Chi vive ubriaco permane in un mondo illusorio, lontano dalll'illuminazione";
- nell'altra interpretazione lo si può accostare a queste parole:"Ubriacatevi! Per non essere gli schiavi martirizzati del tempo. Ubriacatevi, di virtù, di vino o di poesia, a vostra scelta".


Quando si sono perduti i denti, rimane la lingua.
Liu Xiang
Leggasi: se sei debole, codardo, incapace e stupido, non ti resta altro che leccare i potenti. Non ho ben capito se è un insulto o un consiglio, ma è comunque arguto.


Di buon metallo, non farne chiodi; di buoni uomini, non farne soldati.
Detto popolare
Qui c'è poco da aggiungere, se non che questo è il mio preferito.


E per ora chiudo con le perle di saggezza dall'ex Regno di Mezzo.
La seconda parte? Quando terminerò la lettura del libro.


Forse.

sabato 28 agosto 2004

E' parecchio che non scrivo qualcosa in questo spazio. Non ho buttato giù niente riguardo il Bassano Rock Fest! 2004, più che altro perché, parzialmente nolente, gli ho dedicato fatto un intero sito. Visitatelo, giusto per gratificarmi.
Rimane il fatto: l'armadio pingue et langue.
Chissà perchè?
Sarà l'estate, il caldo?
Sarà la mia vitale necessità di fancazzismo?
Sarà perché non m'è successo nulla di subnormale?
Sarà perché non ho un cazzo da dire?
Sarà perché ti amo?


Vado a dedicarmi ad altro, in attesa d'un rimpatrio dei miei neuroni, vittime della diaspora celebrale estiva. Ridatemi l'inverno.

sabato 24 luglio 2004

E' stata una giornata positiva, intensa, a base di siti ufficiali del Rock Fest, Muso, feste arabe e Ratti della Sabina.
Ovviamente, non è affatto questo il motivo del nuovo post, quanto del ritorno della rubrica più amata dal pubblico...


COCKTAILS FOR DUMMIES (PARTE QUARTA)
Lo avevo promesso.
Da un cocktail da sbronza incontrollata come il Long Island Ice Tea, passiamo ad uno più adatto ad una terapia da doposbronza o al recupero da una fase molto avanzata dello stato d'ebrezza; signori e signore, parleremo del Bloody Mary.
Questa orribile mistura ha insomma come principale scopo quello di far restituire al mondo l'alcool precedentemente bevuto e non ancora assimilato, e, già che ci siamo una buona parte della cena del giorno precedente parzialmente digerita; nonostante questo a qualcuno piace... De gustibus non disputandum est, dopotutto...


Cenni storiografici:
Inventato nel 1920 da un barman dell'Harry's Bar di Parigi, prende il nome dalla regina inglese Maria la Sanguinaria, sorella della più famosa Elisabetta I d'Inghilterra. La simpatica regina Maria deve il suo soprannome ad un altrettanto simpatica politica a base di violenza mostrata nei confronti dei protestanti.


Ingredienti: (Per una persona)
- 2 spruzzi di vodka liscia
- 1 pomodoro fresco e succoso
- mezzo limone
- 2 goccie di salsa Worchester
- Pepe, sale, tabasco.
- Ghiaccio a buone dosi.


Preparazione:
Il Bloody Mary può essere disgustoso, ma sicuramente non è difficile da preparare.
Prendete il vostro shaker, o se non lo avete, un bel bicchierone e riempitelo di ghiaccio per metà, dopodichè prendete il vostro pomodoro; spremetelo a mani nude, nel bicchiere, stando attenti a far colare fiotti viscosi rossicci per le braccia e a sporcarvi la camicia. Ovviamente stavo scherzando, usate pure un mixer per frullarlo... Non avete pomodori in casa? Strano, è stagione... Comunque, il problema è aggirabile utilizzando della passata di pomodoro, curandovi però di allungarla leggermente con dell'acqua, in modo da renderla meno densa. Se non avete neanche la conserva...
Aggiungete poi gli spruzzi di vodka e il succo di mezzo limone, e date una prima mescolata.
Ora è il momento di condire: aggiungete una goccia di tabasco, un pizzico di sale ed uno di pepe nero macinato fino; infine, due gocce di salsa Worchester.
La salsa Worchester è un condimento agrodolce utilizzato solitamente per insaporire la carne, ma si può aggiungere anche alle nostre insalate; c'è un po' di tutto in questa salsa, dalle acciughe al tamarindo...
Tornando alla nostra mistura; mescolate brevemente con un lungo cucchiaino/cucchiaio o con uno stir se state utilizzando un bicchiere, altrimenti date una shakerata veloce e non troppo violenta agli ingredienti.
Se non lo avete già fatto, versate il cocktail in un bicchiere ed infilateci un gambo di sedano. Tra l'altro, il sedano mi fa schifo. Comunque, il vostro cocktail è ora pronto!


Varianti:
- Seguite la ricetta originale, ma omettete la Vodka; avrete un intruglio analcolico chiamato Virgin Mary.
- Un'altra versione abbastanza intrigante del cocktail; uno spruzzo di Vodka neutra, il succo di mezzo limone, un pomodoro (o la passata allungata con acqua, vedi sopra), e, per concludere, due gocce d'angostura. E ghiaccio, ovviamente.
A titolo informativo, l'angostura, o meglio angostura bitter, è un amaro non troppo conosciuto, solitamente utilizzato a minime dosi, che troverete senza troppe difficoltà in tutti i supermercati in delle piccole bottiglie.

domenica 11 luglio 2004

Ultimamente mi sono imbattuto, per puro caso, in un Sexy Shop.
Forse più che di caso, bisognerebbe parlare di fortuna. In quel di Roma, infatti, i negozi d'articoli inerenti al sesso sembrano cercare di nascondersi all'utenza.
All'estero, genericamente il sesso, finché è fonte di guadagni, viene più o meno tollerato, se non pubblicizzato: ad esempio sulle Ramblas a Barcellona si può trovare un enorme sexy shop ed un peculiare museo dell'erotismo; nella capitale Ceca, pubblicità di Night Club e Peep Show sono in ogni angolo.
Quello che mi ritrovo, passeggiando, sperduto, in cerca d'un tritaghiaccio a buon prezzo, è un negozietto timido, acquattato in un'infima traversa, quasi mimetizzata, d'una via di media importanza; nessuna vetrina, né insegna luminosa. Solo una parete di legno bianca, una porta, anch'essa di legno e bianca, ed manifesto rosa di bassa qualità con il riassunto dei contenuti del negozio. Quel pezzo di carta rosa è l'unica cosa che lo distingue dal resto del muro...
Per entrare, bisogna suonare il campanello.
Tra la porta ed il negozio vero e proprio c'è una specie d'anticamera; proprio mentre entro incontro un signore piuttosto anziano, sulla sessantina, con una busta enorme. Al bancone c'è un suo coetaneo in procinto d'acquistare un po' di DVD e alcuni articoli fetish: maschera da catwoman, vestito strettissimo in latex, collare... C'era altro ma non ho visto.
Un'occhiata veloce, acquisto qualcosa, ed esco.


Durante il viaggio di ritorno mi sono reso conto che esistono tre tipologie di persone che possono aver bisogno dei Sexy Shop.
I primi sono i marmocchi curiosi, bramosi di "proibito"; il campanello esiste soltanto per loro. Coloro che rientrano in questa categoria ma vivono a Roma sono più sfortunati; non possono sbirciare all'interno delle vetrine.
I secondi sono i ragazzi/e più o meno maturi, con voglia di sperimentare qualcosa di nuovo. Il loro campo d'interesse all'interno del negozio è quello dell'oggettistica; più raramente si interessano ai video, potendo fare loro quello che dovrebbero vedere su uno schermo.
Infine ci sono coloro che, in mancanza di mezzi per poter deliziarsi con del sesso vero e proprio, si rivolgono al Sexy Shop per cercar di sopperire alla loro mancanza; singles e, come abbiamo visto, anziani. A dire il vero, spesso i singles sono troppo timidi per poter entrare in un posto del genere, figurarsi acquistare qualcosa...

lunedì 31 maggio 2004

Visto che hanno riscosso un discreto successo, e visto che non ho tempo per scrivere altro, direi di deliziarvi con altri due racconti Zen 


Nell'antica Cina viveva, nei recessi d'un monte, un eremita, Senrin, che possedeva doti magiche.
Un giorno gli fece visita un vecchio amico. Senrin, felice di accoglierlo, gli offrì la cena ed un riparo per la notte.
L'indomani, prima che partisse, volle offrirgli un dono. Prese una pietra e, sfiorandola con un dito, la trasformò in oro puro. Ma vedendo che l'amico non era ancora soddisfatto, Senrin alzò la mano verso un'enorme roccia, che divenne anch'essa d'oro. Ma neppure allora l'amico sorrise.
"Che desideri, dunque?" domandò Senrin.
L'amici gli rispose: "E' il tuo dito che voglio."


Si racconta che nella Persia antica vivesse un re chiamato Zemir. Incoronoato in giovanissima età, ritenne suo dovere istruirsi: raccolse intorno a sé numerosi eruditi provenienti da ogni paese e chiese loro di scrivere per lui la storia dell'umanità.
Tutti gli eruditi si immersero dunque profondamente in quel compito.
Impiegarono vent'anni nella preparazione dell'opera. Si presentarono infine a palazzo con cinquecento volumi, trasportati da dodici cammelli.
Il re Zemir aveva ormai superato la quarantina.
"Sono già vecchio." Disse. "Non avrò tempo di leggere tutto prima di morire: preparatemi, ve ne prego, un'edizione ridotta."
Per altri vent'anni gli eruditi lavorarono a quell'opera, e tornarono a palazzo con tre soli cammelli.
Ma il re era molto invecchieato. Aveva quasi sessant'anni e le sue forze declinavano. E allora disse agli eruditi: "Non mi sarà possibile leggere tutti quei libri. Preparate, ve ne prego, una versione più breve."
Lavorarono per altri dieci anni, poi tornarono con un elefante carico delle loro opere. Ma il re, ormai settantenne e pressoché cieco, non era più in grado di leggere. Zemir chiese dunque un'edizione ancor più ridotta.
Anche gli eruditi erano invecchiati: si concentrarono per altri cinque anni, poi tornarono dal re, ormai in punto di morte, con un sol volume.
"Morirò dunque senza aver saputo nulla della storia dell'uomo?" Chiese il sovrano.
Al suo capezzale, il più anziano degli eruditi rispose:
"Te la dirò in tre parole:
L'uomo nasce, soffre ed infine muore."
Ed in quel preciso istante, il re spirò.


Se volete saperne di più, vi consiglio la lettura della seguente raccolta, dalle quale provengono i racconti in appena riportati.


Storie Zen - La tazza e il Bastone
Orsa Maggiore Editrice
Prezzo: 6,20 Euro.

lunedì 24 maggio 2004

Dopo quella immensa ed orripilante cagata mal riuscita che risponde malamente al nome di "Van Helsing", finalmente riesco a vedere qualcosa di decente. No, non sto parlando di "Carletto, il principe dei mostri"... 


School of Rock.

Dewey Finn è il tipico musicista che ha fatto del "Rock & Roll will never die" il suo credo e motivo di vita; infatti lo pratica con la sua band, che, tutto sommato, non si rivela proprio una degna esponente del filone...
Essendo un rockettaro di bassa lega, ovviamente non riesce a sfondare e vive alle spalle d'un suo amico ed ex compagno di suonate, ora maestro supplente in cerca d'incarichi, e la sua acidula fidanzata.
Visto che altrimenti non ci sarebbe stato il film, improvvisamente l'amico viene convinto dalla perfida ragazza a chiedere soldi al povero Dewey, il quale, giustamente, viene buttato fuori dalla band che lui stesso ha creato...
Cosa fare, per trovare abbastanza soldi e, perché no, una nuova band?
Semplice, spacciarsi per il suo amico ed andare a fare supplenza in una scuola privata prestigiosissima, piena di piccoli geni.

School of Rock si presenta come un film leggero e burlone, che un po' idolatra ed un po' sfotte il mondo della musica così com'è oggi; niente di particolarmente impegnativo dunque, anche se una buona conoscenza della musica rock (e dei suoi principali derivati) dell'epoca d'oro facilita la comprensione di parecchie gag, alcune veramente memorabili.
Jack Black, l'attore che interpreta il protagonista, in questo film fa veramente faville; canta, suona, e si muove parodizzando le grandi figure della musica degli anni 70/80, inframezzando il tutto con espressioni facciali buffissime ed i suoi assurdi discorsi sul vero significato del Rock.
Anche i bambini e la preside della scuola sono veramente ben costruiti; ciascun personaggio trova il suo ruolo e la sua collocazione, nessun bimbo nella classe sarà un personaggio di contorno.
Una particolare nota di plauso va alla colonna sonora; oltre alle esibizioni di Black e dei suoi "allievi", si ascolterano vari brani dei gruppi tanto amati dal protagonista del film, i quali si legano benissimo al resto del film.

In sintesi, una piccola perla. Non al livello dei Blues Brothers, forse, ma Dewey ed i ragazzi sapranno farsi amare.
Se avete voglia di un film leggero e di tanta buona musica, School of Rock vi piacerà tantissimo, e vi farà sghignazzare in più d'una occasione.
Mitico Jack Black.

giovedì 22 aprile 2004

E, senza che nessuno...

E, senza che nessuno me lo abbia chiesto, vi propongo due storie/racconti/favole/aneddoti Zen che ho trovato piuttosto interessanti.


Uno studente universitario che stava facendo visita al maestro Gazan gli chiese:
"Hai mai letto la Bibbia cristiana?"
"No, leggimela." Disse Gazan.
Lo studente aprì la Bibbia e lesse da San Matteo: "E perché ti preoccupi delle vesti? Guarda come crescono i gigli del campo. Non lavorano e non tessono, eppure ti dico che nemmeno Salomone in tutta la sua gloria era abbigliato come uno di loro... Perciò non darti pensiero del domani, poiché sarà il domani a pensare alle cose."
Gazan disse: "Considero chiunque abbia pronunciato queste parole un uomo illuminato."
Lo studente continuò a leggere: "Chiedi e ti sarà dato, cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto. Poiché chiunque chiede riceve; colui che cerca, trova e a colui che bussa, sarà aperto."
Gazan commentò: "Eccellente. Chiunque abbia detto queste cose è quasi un Buddha."


Buddha disse:
"Io considero la posizione dei re e dei sovrani simile a quella dei granelli di polvere. Osservo tesori d'oro e gemme come altrettanti mattoni e ciottoli. Guardo le più belle vesti di seta come fossero stracci. Vedo le miriadi di mondi dell'universo come minuscoli semi di un frutto e il più grande lago dell'India come una goccia d'olio sul mio piede. Percepisco che gli insegnamenti del mondo sono come lo spettacolo degli illusionisti. Distinguo il più elevato concetto di emancipazione come un broccato d'oro in un sogno e scorgo il santo sentiero degli illuminati come fiori che sbocciano davanti ai nostri occhi. Vedo la meditazione come il pilastro d'una montagna, il Nirvana come un incubo diurno. Considero il giudizio del bene e del male come la danza serpentina d'un drago e il sorgere e il tramontare dei credi come null'altro che tracce lasciate dalle quattro stagioni."