L'armadio
sabato 17 dicembre 2005
Mi scuso in anticipo nel caso che la mia traduzione presenti qualche errore.
Siamo tornati a parlare ancora di guerra e gli ho detto che, al contrario di lui, non penso che la gente comune sia grata ai leader che portano loro guerra e distruzione.
"E' ovvio, il popolo non vuole la guerra." risponde Goering scrollando le spalle. "Perché un povero contadino dovrebbe desiderare di rischiare la pelle in guerra quando l'unica cosa che può sperare di ottenere è quella di tornare alla sua fattoria vivo? Naturalmente, la gente comune non vuole la guerra; né
in Russia, né in Inghilterra e neppure in America, e neanche in Germania, se è per questo. Ciò è chiaro. Ma, in fin dei conti, sono i capi della nazione
che determinano l'andamento della politica e si tratta semplicemente di trascinare il popolo, che si tratti d'una democrazia, d'una dittatura fascista, d'un parlamento o d'una dittatura comunista."
"C'è una differenza" Gli rispondo. "In una democrazia la volontà del popolo si esprime attraverso i rappresentanti da esso eletti, e negli Stati Uniti solo il congresso può dichiarare guerra."
"Oh, tutto ciò è meraviglioso ma, volontà o meno, il popolo può essere comunque manovrato dai suoi leader. E' semplice. Tutto ciò che bisogna fare è dirgli che sono sotto attacco e denunciare i pacifisti per mancanza di patriottismo accusandoli di esporre il paese al pericolo. Funziona ovunque nello stesso modo."
sabato 3 dicembre 2005
Avrei cercato di spiegarvi questo modo di porsi e di vedere il mondo. Avrei cercato di parlare di questa disciplina che non può essere definita né una religione, né una filosofia, né qualcosa di completamente diverso da esse. Ma fare ciò sarebbe stato un errore, poiché avrebbe cozzato contro gli stessi principi dello Zen.
Proverò dunque un approccio diverso, meno storico, filosofico e logico. Se volete, saltate pure le parti contrassegnate.
Lo Zen deve essere così, semplice come un respiro e diretto come una pallottola sparata da una colt anaconda.
[Questa parte è saltabile]
Molti di voi avranno sentito già parlare dei Kôan, o ne avranno letti od ascoltati alcuni.
Kôan è la pronuncia giapponese del termine giuridico K'ung-An, ossia "Caso". Forse sarebbe più giusto e comprensibile tradurlo come "Precedente". I Kôan consistono in ancestrali esempi di come gli antichi maestri e patriarchi cinesi abbiano aiutato la cosiddetta illuminazione, il satori, di uno o più allievi. Iniziarono ad essere utilizzati durante la decadenza delle varie scuole Ch'an cinesi e furono importati senza troppe modifiche in Giappone.
[Questa parte è saltabile]
Ora vi presento cinque di questi Kôan, partendo dal più comprensibile dal punto di vista logico, per sfumare sempre più nell'illogicità e nel regno della pensiero Zen, se così si può definire. Li ho parzialmente riscritti ed ho sostituito ai nomi cinesi quelli nipponici, di più semplice lettura e memorizzazione.
Il mio consiglio è di leggerli e cercare di interpretarli da soli. Evitate commenti o elucubrazioni, vostre od altrui, sono inutili, se non dannosi. Chissà, magari potreste capirli. Nel peggiore dei casi vi farete due risate.
[Questa parte è saltabile]
Per chi è immensamente curioso di saperne di più, eccovi i nomi originali dei maestri e patriarchi cinesi a cui sono stati attribuiti i seguenti Kôan: Ma-tzu (Baso); Huai-jang (Ejô, maestro di Ma-Tsu); Chao-Chou (Jôshû); Seng-ts'an (Sôsan, il terzo Patriarca); Nan-ch'üan (Nansen, maestro di Chao-chou)
[Questa parte è saltabile]
#1
Baso in gioventù era famoso perché dedicava tutto il suo tempo, le sue energie alla meditazione. Un giorno il patriarca del
suo monastero, Ejô, lo vide assiso, assorto nel suo tipico sforzo meditativo.
"Che cosa stai facendo?" Gli chiese.
Il discepolo rispose: "Sto meditando."
"Per quale motivo stai meditando, figliolo?"
"Perché mi voglio illuminare..." Rispose placidamente.
Il vecchio Maestro prese allora un mattone e con un sasso iniziò a sfregarlo. Il discepolo era esterrefatto, così domandò : "Che cosa stai facendo, Maestro?" E il patriarca: "Sto lucidando questo mattone." "Ma... per quale motivo?" Chiese sempre più meravigliato il giovane Baso. "Perché voglio trasformarlo in uno specchio." Al che il discepolo esclamò: "Ma non puoi trasformare un mattone in uno specchio lucidandolo!".
Ejô sorrise.
Allora l'allievo capì.
#2
Un monaco chiese a Jôshu:"Sono entrato proprio ora in questo monastero. Vi chiedo umilmente di espormi il dharma".
Il patriarca, invece di rispondere chiese:"Hai già mangiato il tuo riso bollito?". Il monaco:"L'ho mangiato".
Jôshû concluse:"Allora va a lavare la tua ciotola". Il novizio fu così subito illuminato.
#3
Un giorno al maestro Sôsan si presentò un giovane che dichiarò: "Vengo da te perché cerco la liberazione".
"Chi ti ha incatenato?" gli domandò il maestro.
"Nessuno."
"Allora, sei già libero".
#4
Un monaco chiese a Jôshû:"Ho intenzione di andare a sud per studiare il Buddhismo. Cosa ne pensate?".
"Andando a sud, quando vedi un posto in cui c’è il Buddha, vattene subito; quando vedi un posto in cui non c’è il Buddha, non trattenerti". Fu la risposta del maestro.
L'allievo, deluso, replicò:"Ma questo significa che non c’è nulla su cui posso basarmi".
"Le foglie del salice. Le foglie del salice".
#5
Una mattina due monaci litigavano per aggiudicarsi il possesso d'un bellissimo gatto. La discussione andò avanti per ore, finché non giunse il patriarca del monastero, Nansen. Il maestro, dopo aver sollevato il gatto, disse: "O monaci! Se riuscite a dire una parola sullo Zen, lo salverete; ma se non ci riuscite, lo taglierò in due." I monaci non riuscirono a parlare. Il patriarca, senza troppi commenti, tagliò in due la povera bestia.
A sera Jôshû, che aveva passato la giornata fuori, tornò al monastero. Nansen gli raccontò come s'erano svolti i fatti.
Jôshû, concluso il racconto del maestro, si tolse le scarpe, se le mise in testa e uscì dalla stanza in cui si trovava.
Nansen, sospirando, affermò:"Se tu fossi stato qui, avresti salvato il gatto."
[Questa parte è saltabile]
Wow, due post in tre giorni. Non abituatevici.
[Questa parte è saltabile]
giovedì 1 dicembre 2005
E sporcano. Mangiano, mangiano e sporcano.
Vivono nelle loro abitazioni semoventi: mangiano, bevono. Ed ascoltano musica. E festeggiano. Ogni notte, sia pioggia o sia nebbia, si riuniscono in festa. La musica, etnica e ovvia, li annuncia per centinaia di metri. Tra le note, urla e risa. A volte si accoppiano, ma con discrezione. La loro lingua si mescola alla nostra. Cocci di bottiglia e rifiuti ne ricordano l'esistenza in loro assenza.
Impongono la loro cultura, ignari di trovarsi in uno stato con le sue leggi, i suoi usi e costumi. A volte l'ignoranza è volontaria, altre è fonte di immenso piacere.
Sono proprio un dito al culo 'sti neopatentati eh.
sabato 1 ottobre 2005
La stagione che tutti preferiscono, che tutti amano ed aspettano con ansia è senza dubbio l'estate; niente scuola, sole e mare in abbondanza, numerosi e prepotenti feromoni. Eccitante, insomma. Nei miei confronti invece si è mostrata puntualmente ogni anno lenta, mortalmente pacifica, vieppiù noiosa.
Stavolta no. L'ultima estate è stata una bizarra eccezione; tra imprevisti esperimenti culinari, matrimoni e simili celebrazioni, sessioni d'esami estive prolungate ed autunnali anticipate, dozzine di funerali, vacanze casalinghe nonché plurietniche, Carcassonne, piacevoli intrallazzi amorosi, impieghi da tassista no-profit, gite impreviste, umidi eventi musicali, atroci babysitting, implosioni di software e altre numerose attività di minore importanza, ho avuto ben poco tempo per annoiarmi. O per scrivere in questo spazio qualcosa di vagamente intellegibile. Tra le bizarrie di questa atipica estate ce n'è stata una sulla quale vale la pena spendere due parole. Qualche mese fa infatti ho effettuato il mio primo, indimenticabile ingresso in quel tanto ambito quanto oscuro luogo fatto di oblio e speranza, di flash e di caos, di truzzi e di paste: sto parlando della discoteca.
Si, ci sono entrato.
Si, ero disarmato.
Beh, quasi.
Prima e poi doveva succedere; in quel di Rimini, al termine d'un lungo conciliabolo tra noi giovani vacanzieri associati, tra uno "Uà, amm' pariat a ciucc'", qualche "We pheega" e miriadi di "'Nse sa ahò!" siamo giunti alla conclusione di dover trascorrere il dopocena in una qualche discoteca. Più che altro perché la sera a Rimini non c'è veramente un cazzo da fare. A dire il vero neanche il giorno, se piove.
Grazie alle impareggiabili abilità dialettiche di uno del gruppo, per un prezzo modico siamo giunti in fine alla soglia dell'AltroMondo. Il nome del locale si rivelava già foriero di mille e più significati. Fila all'ingresso. Fila alla biglietteria. Fila per ritirare i buoni per le consumazioni. Ma soprattutto fila al bar per ritirare le consumazioni.
La tizia al bancone del bar era realmente qualcosa di entusiasmante. Dietro mandrie di adolescenti in tiro, tutte alte mezzo metro meno di me, la vedevo pigliare e riporre a caso bottiglie quà e là dagli scaffali e riempire con un ghigno decine di bicchieri di plastica, lanciando disordinati schizzi e meravigliandosi dai colori dei composti ottenuti. Non mi sarei stupito se un paio di quelli fossero esplosi. Arrivato infine il mio turno la vedo prendere in mano la batida de coco. Che schifo. Le mostro due biglietti (Grazie, Ferikusu) e la anticipo: "No, senti, io m'accontento d'un doppio Grand Marnier." "Non ce l'abbiamo." "Ma che stai a dì, ce l'hai dietro la testa!" "EH?". Eh, già. Ricordatevi che tutto ciò si svolgeva all'interno d'una discoteca. Attiva. Fin troppo. Ovviamente UNZ UNZ il non proprio UNZ gradevole UNZ sottofondo UNZ UNZ
LA BATTERIA UNZ E' RICARICATA UNZ UNZ UNZ non mi coadiuvava UNZ UNZ
LA BATTERIA LA BATTERIA
LA BATTERIA UNZ UNZ affatto UNZ UNZ E' RICARICATA per ciò che UNZ UNZ concerne UNZ E' RICARICATA UNZ il settore UNZ UNZ E' RICARICATA delle comunicazioni. Le indico l'agognato liquore urlando disperato "DAMME DU BICCHIERI DE QUELLAH!" La tizia si accorge che la bottiglia è finita e va a prendermene un'altra in magazzino. Quelli dopo di me un po' mi odiano.
Ottenuta la mia agognata doppia razione di Grand Marnier inizio a girovagare da solo per il locale, poiché gli altri componenti del mio gruppo si erano già sparpagliati per le piste. Da questo momento in poi cerco di limitare le mie intromissioni con l'ambiente circostante per evitare di causare danni alla fauna. Ciononostante non posso fare a meno di osservare alcune interessanti specie che popolano questo particolare tipo di habitat. Inizio il tour dalle poltroncine; purtroppo trovo soltanto coppiette sdraiate impegnate nello scambiarsi tenere effusioni. Ah, ed anche qualche tizio sdraiato senza compagna alcuna, ma con lo sguardo vitreo e la bavetta all'angolo della bocca.
Provo, Grand Marnier ancora alla mano, ad avvicinarmi ad una delle zone adibite alla sequenza di movimenti scomposti denominata ballo. Ad un angolo c'è un tizio in rosa dentro una specie di gabbia che si agita sculettando. Ugualmente sculettando si avvicina a me un altro tizio poco rassicurante. Mi dileguo ripromettendomi di stare lontano dalle gabbie. Mi siedo su una poltroncina libera, non lontano da quattro ragazze che si fissano senza muoversi o parlare. Un sorso, due sorsi, finisco il primo bicchiere. Ed il secondo. Stavo giusto chiedendomi "E mo che cazzo faccio?" quando tra esplosioni e lampi mi accorgo dei vari 舞 stilizzati appesi un po' ovunque. Parte l'amur tugiur di D'Agostino, tra le urla di gioia dei presenti. Un idiota basso e grassottello comincia a camminare in cerchi coprendo la zona tra me e le quattro ragazze in lattice. Ha le ginocchia piegate e ruota le braccia, come se stesse riavvolgendo uno spago. Continua per quasi venti minuti, perdendo l'equilibrio un paio di volte. Peccato abbia smesso. Quando la noia inizia a sopraffarmi e la percezione dei suoni si distorce in maniera poco piacevole decido di fuggire, ritrovando il resto del gruppo, col quale riprendo la strada per la nostra temporanea residenza.
E' stata un'esperienza da fare, spero non da ripetere. E poi andare allo zoo costa meno.
sabato 25 giugno 2005
E' estate, e si appropinqua l'avvento della terza edizione del Bassano Rock Fest. Alcuni di voi verranno, e, molto probabilmente, lo faranno utilizzando i propri mezzi.
Al fine di agevolare il vostro transito per le strade del paese, condividerò con voi lettori l'emendamento al codice stradale tuttora qui vigente.
Mi raccomando, le trasgressioni si pagano care.
Regole riguardanti il traffico automobilistico:
- L'accensione delle luci d'emergenza consente di parcheggiare ovunque, in qualsiasi condizione e per periodi di tempo indeterminati.
- Se si viaggia lasciando aperti i finestrini, è obbligatorio che il proprio stereo trasmetta musica Dance ad alto volume fino a mezzanotte; dopodiché bisognerà essere equipaggiati di musica Hardcore. Al limite, vecchi successi di Donatella Rettore o d'Amanda Lear. In caso di mancanza di stereo di serie, è possibile equipaggiare il proprio veicolo con stereo a pile o strumenti dalle funzioni equivalenti.
- In curva è consigliabile sterzare in modo da oltrepassare la linea di separazione delle corsie, così da non dover ridurre la propria velocità e danneggiare i freni.
- Nel caso stiate viaggiando all'interno del centro abitato durante le ore notturne, è consigliabile accendere il vostro stereo, che ovviamente dovrà essere munito della regolamentare musica Hardcore, ad un volume sufficientemente alto, in modo da avvertire eventuali pedoni del vostro passaggio.
- L'utilizzo degli indicatori di direzione è caldamente sconsigliato: consuma corrente e, dopotutto, a nessuno gliene frega un cazzo di dove state andando.
- I guidatori autoctoni oltre i 65 anni a bordo di mezzi a tre ruote in caso di necessità possono ignorare i sensi unici.
- In prossimità di bar e altri locali dalla funzione simile è consentito il parcheggio nelle seguenti condizioni: sui marciapiedi, sugli spazi adibiti al transito dei mezzi pubblici, in curva, in passo carrabile, in doppia fila, in mezzo alla strada, all'interno delle attività adiacenti, su due ruote.
Regole riguardanti il transito pedonale:
- E' vietato il transito su marciapiedi e spazi pedonali a tutto coloro la cui età supera i 70 anni, specialmente in prossimità di bar e simili. Costoro devono camminare negli spazi adibiti al loro passaggio, ossia sulla linea che separa le due corsie di marcia.
- Pedoni trasportanti passeggini carichi di uno o più infanti devono rigorosamente camminare a fianco del marciapiede, mai sopra di esso.
martedì 17 maggio 2005
Ok, ok.
Va bene la parità dei sessi, sono completamente d'accordo.
Vanno bene il desiderio, la volontà di poter esprimere liberamente tutto ciò che riguarda la sfera sessuale.
Sono totalmente convinto della necessità di adottare dei compromessi, in alcuni casi.
Ma questo, questo proprio NO.
Andiamo per ordine, che già vi vedo confusi.
Io di moda non capisco un cazzo, e me ne vanto, qui, ovunque, sempre.
Sono sopravvissuto, indenne osservatore dei solitamente brevi cicli vitali di numerosissime piaghe: le bandane, le camicie hawaiane, i camicioni verde marcito con la bandierina della germania, il barbour, le scarpe da ginnastica rosse fregate a Dorothy.
Se io fossi l'unico responsabile del mio abbigliamento, il mio armadio sarebbe come quello di Dylan Dog. Vabbè, ho meno camicie rosse e giacche nere, ma la metaforica iperbole dovrebbe aver reso l'idea; non mi vedrete mai con indosso qualcosa con colori i cui nomi risultano impronunciabili ai più.
Purtroppo due potentissime entità si frappongono sempre tra me e la mia libertà: periodicamente mia madre e la mia ragazza stipulano diaboliche alleanze e mi costringono a frequentare, nonostante le mie proteste, negozi d'indumenti nei quali eviterei volentieri di entrare senza un'arma.
Uno, forse due anni fa mi costrinsero a provare un paio di pantaloni a vita bassa; modello bicolore stinto. Orribile, vi giuro. Al momento della misurazione scopro di non potermeli mettere, non riuscivo a farli calzare. Mi spiace per chi si era preparato una battuta sul mio modesto strato di grasso fodera-addominali, in quanto riuscivo benissimo ad infilare il bottoncino nell'asola. Era il pacco a debordare: non c'era verso di chiuderlo dentro quegli affari diabolici. Castrazione a parte, ovviamente.
"Nun sei er primo bbello mio, questi nun so ppe ttutti." Mi rassicurò subito il commesso.
Sculettando.
Lui però li portava.
Quello, però, fu solo un primo, debole, campanello d'allarme. Presto mi dimenticai dell'evento.
Oggi, chissà perché, quell'episodio mi è tornato in mente. Assieme ad altri particolari. Ad esempio, l'aver notato diversi giovani con una bizarra maglietta bianca adornata da motivi formati da strass. Oppure l'aver visto decine di sfigati, perlopiù coattoni all'ultimo grido, indossare orribili t-shirt rosa confetto. T-shirt con su scritto "D&G, Dolce e Gabbana". Cazzo che ideona, bisognava essere stilisti per poter pensare di produrre una maglietta col proprio marchio e nome.
Oggi, questa vague di moda viadoseggiante ha raggiunto per me il suo culmine: ho incontrato un ragazzo, comodamente abbarbicato alla propria fidanzata. Costui indossava orgoglioso un paio di pantaloni con su scritto "Trophy". Con degli strass rosa. Sul culo.
Allora ho compreso la soluzione di questo koan dei nostri giorni.
La verità è che gli stilisti facevano più soldi con le donne che con gli uomini.
Ora no.
La verità è che ci vogliono tutti omosessuali. O morti.
domenica 8 maggio 2005
Si è conclusa ieri qui a Bassano Romano (VT) la prima tranche dei grandi festeggiamenti del venticinquennale della Madonna della Pietà.
Codesta ricorrenza, peculiare del mio paesello, è una sorta di patrono di consolazione; visto che qui siamo così furbi da aver bruciato due giorni di non-lavoro posizionando San Gratiliano e San Luciano qualche giorno prima di Ferragosto, ci siamo rifatti inventandoci festività alternative, accompagnandole con modalità d'uso geniali. Ad esempio il mattino del 17 gennaio, Sant'Antonio Abate, è tradizione portare benedire gli animali, mentre i ragazzi non vanno a scuola. Il fatto che sia considerato dalle scuole un normale giorno feriale è ovviamente marginale.
La Madonna della Pietà è un'altra di queste quasi feste. Si svolge durante i week-end del mese di Maggio, seguendo lo stessa procedura delle giornate patronali: Bancarelle, messe speciali, processioni. L'unica differenza è che i paesani di bianco vestiti a Maggio trascinano l'altare della Madonna, ad agosto la mandibola di San Gratiliano e la sua ingombrante custodia.
Questa Madonna, però, non è come tutte le altre. Dimenticatevi pure quella delle Grazie, quella di Civitavecchia e quella di Lourdes. Questa è la preferita dai Bassanesi. Da tutti, dalla vecchia bigotta standard, alla giovane discotecaiola in piena adolescenza da marciapiede. Persino il bestemmiatore medio, colui che enuncia le sue proposizioni secondo la classica struttura "Soggetto-Predicato-Bestemmia-Complemento." A partecipare alle processioni, cero alla mano e tunica bianca, sono proprio loro, gli esecratori di santi più attivi. E qualche bambino, giusto per far esclamare al pubblico "Un checcarino!" Questioni d'immagine a parte, per farvi capire meglio quanto sia amata dai miei compaesani più blasfemi, non mi resta che citarvi uno di loro: "Biastimateme tutte 'e Madonne, ma quella d'a Pietà no."
Quest'anno questa sacra ricorrenza è ancora più speciale; essendo il venticinquennale si è trasformata in una sorta di mini giubileo. Il centro storico è stato praticamente trasformato: il comune ha fatto togliere la pavimentazione in asfalto per farla sostituire con dei medievaleggianti sanpietrini. Bloccando il traffico in quella zona per tutto l'inverno ed impedendo l'accesso a diversi esercizi commerciali, ma questa è un'altra storia.
Quasi tutti i cittadini si sono industriati per diversi mesi creare dei simpatici e variopinti fiori di carta velina con cui addobbare il centro storico del paese. L'effetto è stato senza dubbio piacevole; il commento che più si sentiva per le strade era "Perché non le lasciano così?". Alle processioni poi, han partecipato dei VIP; il sabato sera, il vescovo della nostra diocesi. La domenica mattina, Fabrizio Frizzi. Che non c'entra un cazzo ma è di qui e ogni tanto viene. Hanno fatto più foto a lui che alla città addobbata o all'altare della Madonna.