martedì 17 maggio 2005

Ok, ok.

Va bene la parità dei sessi, sono completamente d'accordo.

Vanno bene il desiderio, la volontà di poter esprimere liberamente tutto ciò che riguarda la sfera sessuale.

Sono totalmente convinto della necessità di adottare dei compromessi, in alcuni casi.

Ma questo, questo proprio NO.

Andiamo per ordine, che già vi vedo confusi.


Io di moda non capisco un cazzo, e me ne vanto, qui, ovunque, sempre.

Sono sopravvissuto, indenne osservatore dei solitamente brevi cicli vitali di numerosissime piaghe: le bandane, le camicie hawaiane, i camicioni verde marcito con la bandierina della germania, il barbour, le scarpe da ginnastica rosse fregate a Dorothy.

Se io fossi l'unico responsabile del mio abbigliamento, il mio armadio sarebbe come quello di Dylan Dog. Vabbè, ho meno camicie rosse e giacche nere, ma la metaforica iperbole dovrebbe aver reso l'idea; non mi vedrete mai con indosso qualcosa con colori i cui nomi risultano impronunciabili ai più.

Purtroppo due potentissime entità si frappongono sempre tra me e la mia libertà: periodicamente mia madre e la mia ragazza stipulano diaboliche alleanze e mi costringono a frequentare, nonostante le mie proteste, negozi d'indumenti nei quali eviterei volentieri di entrare senza un'arma.

Uno, forse due anni fa mi costrinsero a provare un paio di pantaloni a vita bassa; modello bicolore stinto. Orribile, vi giuro. Al momento della misurazione scopro di non potermeli mettere, non riuscivo a farli calzare. Mi spiace per chi si era preparato una battuta sul mio modesto strato di grasso fodera-addominali, in quanto riuscivo benissimo ad infilare il bottoncino nell'asola. Era il pacco a debordare: non c'era verso di chiuderlo dentro quegli affari diabolici. Castrazione a parte, ovviamente.

"Nun sei er primo bbello mio, questi nun so ppe ttutti." Mi rassicurò subito il commesso.

Sculettando.

Lui però li portava.


Quello, però, fu solo un primo, debole, campanello d'allarme. Presto mi dimenticai dell'evento.

Oggi, chissà perché, quell'episodio mi è tornato in mente. Assieme ad altri particolari. Ad esempio, l'aver notato diversi giovani con una bizarra maglietta bianca adornata da motivi formati da strass. Oppure l'aver visto decine di sfigati, perlopiù coattoni all'ultimo grido, indossare orribili t-shirt rosa confetto. T-shirt con su scritto "D&G, Dolce e Gabbana". Cazzo che ideona, bisognava essere stilisti per poter pensare di produrre una maglietta col proprio marchio e nome.

Oggi, questa vague di moda viadoseggiante ha raggiunto per me il suo culmine: ho incontrato un ragazzo, comodamente abbarbicato alla propria fidanzata. Costui indossava orgoglioso un paio di pantaloni con su scritto "Trophy". Con degli strass rosa. Sul culo.


Allora ho compreso la soluzione di questo koan dei nostri giorni.

La verità è che gli stilisti facevano più soldi con le donne che con gli uomini.

Ora no.

La verità è che ci vogliono tutti omosessuali. O morti.

domenica 8 maggio 2005

Si è conclusa ieri qui a Bassano Romano (VT) la prima tranche dei grandi festeggiamenti del venticinquennale della Madonna della Pietà.

Codesta ricorrenza, peculiare del mio paesello, è una sorta di patrono di consolazione; visto che qui siamo così furbi da aver bruciato due giorni di non-lavoro posizionando San Gratiliano e San Luciano qualche giorno prima di Ferragosto, ci siamo rifatti inventandoci festività alternative, accompagnandole con modalità d'uso geniali. Ad esempio il mattino del 17 gennaio, Sant'Antonio Abate, è tradizione portare benedire gli animali, mentre i ragazzi non vanno a scuola. Il fatto che sia considerato dalle scuole un normale giorno feriale è ovviamente marginale.

La Madonna della Pietà è un'altra di queste quasi feste. Si svolge durante i week-end del mese di Maggio, seguendo lo stessa procedura delle giornate patronali: Bancarelle, messe speciali, processioni. L'unica differenza è che i paesani di bianco vestiti a Maggio trascinano l'altare della Madonna, ad agosto la mandibola di San Gratiliano e la sua ingombrante custodia.

Questa Madonna, però, non è come tutte le altre. Dimenticatevi pure quella delle Grazie, quella di Civitavecchia e quella di Lourdes. Questa è la preferita dai Bassanesi. Da tutti, dalla vecchia bigotta standard, alla giovane discotecaiola in piena adolescenza da marciapiede. Persino il bestemmiatore medio, colui che enuncia le sue proposizioni secondo la classica struttura "Soggetto-Predicato-Bestemmia-Complemento." A partecipare alle processioni, cero alla mano e tunica bianca, sono proprio loro, gli esecratori di santi più attivi. E qualche bambino, giusto per far esclamare al pubblico "Un checcarino!"  Questioni d'immagine a parte, per farvi capire meglio quanto sia amata dai miei compaesani più blasfemi, non mi resta che citarvi uno di loro: "Biastimateme tutte 'e Madonne, ma quella d'a Pietà no."

Quest'anno questa sacra ricorrenza è ancora più speciale; essendo il venticinquennale si è trasformata in una sorta di mini giubileo. Il centro storico è stato praticamente trasformato: il comune ha fatto togliere la pavimentazione in asfalto per farla sostituire con dei medievaleggianti sanpietrini. Bloccando il traffico in quella zona per tutto l'inverno ed impedendo l'accesso a diversi esercizi commerciali, ma questa è un'altra storia.

Quasi tutti i cittadini si sono industriati per diversi mesi creare dei simpatici e variopinti fiori di carta velina con cui addobbare il centro storico del paese. L'effetto è stato senza dubbio piacevole; il commento che più si sentiva per le strade era "Perché non le lasciano così?". Alle processioni poi, han partecipato dei VIP; il sabato sera, il vescovo della nostra diocesi. La domenica mattina, Fabrizio Frizzi. Che non c'entra un cazzo ma è di qui e ogni tanto viene. Hanno fatto più foto a lui che alla città addobbata o all'altare della Madonna.