Ok, ok.
Va bene la parità dei sessi, sono completamente d'accordo.
Vanno bene il desiderio, la volontà di poter esprimere liberamente tutto ciò che riguarda la sfera sessuale.
Sono totalmente convinto della necessità di adottare dei compromessi, in alcuni casi.
Ma questo, questo proprio NO.
Andiamo per ordine, che già vi vedo confusi.
Io di moda non capisco un cazzo, e me ne vanto, qui, ovunque, sempre.
Sono sopravvissuto, indenne osservatore dei solitamente brevi cicli vitali di numerosissime piaghe: le bandane, le camicie hawaiane, i camicioni verde marcito con la bandierina della germania, il barbour, le scarpe da ginnastica rosse fregate a Dorothy.
Se io fossi l'unico responsabile del mio abbigliamento, il mio armadio sarebbe come quello di Dylan Dog. Vabbè, ho meno camicie rosse e giacche nere, ma la metaforica iperbole dovrebbe aver reso l'idea; non mi vedrete mai con indosso qualcosa con colori i cui nomi risultano impronunciabili ai più.
Purtroppo due potentissime entità si frappongono sempre tra me e la mia libertà: periodicamente mia madre e la mia ragazza stipulano diaboliche alleanze e mi costringono a frequentare, nonostante le mie proteste, negozi d'indumenti nei quali eviterei volentieri di entrare senza un'arma.
Uno, forse due anni fa mi costrinsero a provare un paio di pantaloni a vita bassa; modello bicolore stinto. Orribile, vi giuro. Al momento della misurazione scopro di non potermeli mettere, non riuscivo a farli calzare. Mi spiace per chi si era preparato una battuta sul mio modesto strato di grasso fodera-addominali, in quanto riuscivo benissimo ad infilare il bottoncino nell'asola. Era il pacco a debordare: non c'era verso di chiuderlo dentro quegli affari diabolici. Castrazione a parte, ovviamente.
"Nun sei er primo bbello mio, questi nun so ppe ttutti." Mi rassicurò subito il commesso.
Sculettando.
Lui però li portava.
Quello, però, fu solo un primo, debole, campanello d'allarme. Presto mi dimenticai dell'evento.
Oggi, chissà perché, quell'episodio mi è tornato in mente. Assieme ad altri particolari. Ad esempio, l'aver notato diversi giovani con una bizarra maglietta bianca adornata da motivi formati da strass. Oppure l'aver visto decine di sfigati, perlopiù coattoni all'ultimo grido, indossare orribili t-shirt rosa confetto. T-shirt con su scritto "D&G, Dolce e Gabbana". Cazzo che ideona, bisognava essere stilisti per poter pensare di produrre una maglietta col proprio marchio e nome.
Oggi, questa vague di moda viadoseggiante ha raggiunto per me il suo culmine: ho incontrato un ragazzo, comodamente abbarbicato alla propria fidanzata. Costui indossava orgoglioso un paio di pantaloni con su scritto "Trophy". Con degli strass rosa. Sul culo.
Allora ho compreso la soluzione di questo koan dei nostri giorni.
La verità è che gli stilisti facevano più soldi con le donne che con gli uomini.
Ora no.
La verità è che ci vogliono tutti omosessuali. O morti.