lunedì 31 maggio 2004

Visto che hanno riscosso un discreto successo, e visto che non ho tempo per scrivere altro, direi di deliziarvi con altri due racconti Zen 


Nell'antica Cina viveva, nei recessi d'un monte, un eremita, Senrin, che possedeva doti magiche.
Un giorno gli fece visita un vecchio amico. Senrin, felice di accoglierlo, gli offrì la cena ed un riparo per la notte.
L'indomani, prima che partisse, volle offrirgli un dono. Prese una pietra e, sfiorandola con un dito, la trasformò in oro puro. Ma vedendo che l'amico non era ancora soddisfatto, Senrin alzò la mano verso un'enorme roccia, che divenne anch'essa d'oro. Ma neppure allora l'amico sorrise.
"Che desideri, dunque?" domandò Senrin.
L'amici gli rispose: "E' il tuo dito che voglio."


Si racconta che nella Persia antica vivesse un re chiamato Zemir. Incoronoato in giovanissima età, ritenne suo dovere istruirsi: raccolse intorno a sé numerosi eruditi provenienti da ogni paese e chiese loro di scrivere per lui la storia dell'umanità.
Tutti gli eruditi si immersero dunque profondamente in quel compito.
Impiegarono vent'anni nella preparazione dell'opera. Si presentarono infine a palazzo con cinquecento volumi, trasportati da dodici cammelli.
Il re Zemir aveva ormai superato la quarantina.
"Sono già vecchio." Disse. "Non avrò tempo di leggere tutto prima di morire: preparatemi, ve ne prego, un'edizione ridotta."
Per altri vent'anni gli eruditi lavorarono a quell'opera, e tornarono a palazzo con tre soli cammelli.
Ma il re era molto invecchieato. Aveva quasi sessant'anni e le sue forze declinavano. E allora disse agli eruditi: "Non mi sarà possibile leggere tutti quei libri. Preparate, ve ne prego, una versione più breve."
Lavorarono per altri dieci anni, poi tornarono con un elefante carico delle loro opere. Ma il re, ormai settantenne e pressoché cieco, non era più in grado di leggere. Zemir chiese dunque un'edizione ancor più ridotta.
Anche gli eruditi erano invecchiati: si concentrarono per altri cinque anni, poi tornarono dal re, ormai in punto di morte, con un sol volume.
"Morirò dunque senza aver saputo nulla della storia dell'uomo?" Chiese il sovrano.
Al suo capezzale, il più anziano degli eruditi rispose:
"Te la dirò in tre parole:
L'uomo nasce, soffre ed infine muore."
Ed in quel preciso istante, il re spirò.


Se volete saperne di più, vi consiglio la lettura della seguente raccolta, dalle quale provengono i racconti in appena riportati.


Storie Zen - La tazza e il Bastone
Orsa Maggiore Editrice
Prezzo: 6,20 Euro.

lunedì 24 maggio 2004

Dopo quella immensa ed orripilante cagata mal riuscita che risponde malamente al nome di "Van Helsing", finalmente riesco a vedere qualcosa di decente. No, non sto parlando di "Carletto, il principe dei mostri"... 


School of Rock.

Dewey Finn è il tipico musicista che ha fatto del "Rock & Roll will never die" il suo credo e motivo di vita; infatti lo pratica con la sua band, che, tutto sommato, non si rivela proprio una degna esponente del filone...
Essendo un rockettaro di bassa lega, ovviamente non riesce a sfondare e vive alle spalle d'un suo amico ed ex compagno di suonate, ora maestro supplente in cerca d'incarichi, e la sua acidula fidanzata.
Visto che altrimenti non ci sarebbe stato il film, improvvisamente l'amico viene convinto dalla perfida ragazza a chiedere soldi al povero Dewey, il quale, giustamente, viene buttato fuori dalla band che lui stesso ha creato...
Cosa fare, per trovare abbastanza soldi e, perché no, una nuova band?
Semplice, spacciarsi per il suo amico ed andare a fare supplenza in una scuola privata prestigiosissima, piena di piccoli geni.

School of Rock si presenta come un film leggero e burlone, che un po' idolatra ed un po' sfotte il mondo della musica così com'è oggi; niente di particolarmente impegnativo dunque, anche se una buona conoscenza della musica rock (e dei suoi principali derivati) dell'epoca d'oro facilita la comprensione di parecchie gag, alcune veramente memorabili.
Jack Black, l'attore che interpreta il protagonista, in questo film fa veramente faville; canta, suona, e si muove parodizzando le grandi figure della musica degli anni 70/80, inframezzando il tutto con espressioni facciali buffissime ed i suoi assurdi discorsi sul vero significato del Rock.
Anche i bambini e la preside della scuola sono veramente ben costruiti; ciascun personaggio trova il suo ruolo e la sua collocazione, nessun bimbo nella classe sarà un personaggio di contorno.
Una particolare nota di plauso va alla colonna sonora; oltre alle esibizioni di Black e dei suoi "allievi", si ascolterano vari brani dei gruppi tanto amati dal protagonista del film, i quali si legano benissimo al resto del film.

In sintesi, una piccola perla. Non al livello dei Blues Brothers, forse, ma Dewey ed i ragazzi sapranno farsi amare.
Se avete voglia di un film leggero e di tanta buona musica, School of Rock vi piacerà tantissimo, e vi farà sghignazzare in più d'una occasione.
Mitico Jack Black.