venerdì 26 novembre 2004

Torniamo alla festa di cui sotto.
Si, lo so che suona male, ma l'espressione cristallizzata d'uso corrente grazie alla particolare morfologia del blog in sé si trasforma in una proposizione che è sì cacofonica, ma inattaccabile sia nella grammatica che nei concetti.
Minchia che frase pesante.


Come spiegavo al buon Karvek in un commento, la festa a base di truzzi e musica truzza è stata organizzata da un individuo il quale, musicalmente parlando, c'ha due coglioni notevoli. Costui infatti studia pianoforte al conservatorio, è un abituale ascoltatore di classica e rock progressive, a tempo perso si diletta con tastiera e batteria, nelle quali se la cava piuttosto bene, e possiede un'invidiabile cultura musicale che spazia dagli AC/DC a Frank Zappa. Col suo gruppo suona abitualmente Elio e le storie tese, a volte King Crimson e Jethro Tull.
Eppure, questo fine musico non ha esitato nell'eligere come sottofondo per la sua festa compilations di artisti prettamente commerciali e discoteca da consumo di massa. Il tutto saporitamente condito da luci stroboscopiche epilettiche e bassi che trasmettevano un poco gradevole effetto Tesmed.
Qual'è il motivo di questa evidente contraddizione?
Qui, se vuoi la figa alla tua festa, devi avere uno stereo che rumini decibel e decibel di disco commerciale. E se metti in piedi una festa, è perché vuoi vedere qualche minigonna oscillare in tuo onore: non è che uno si fa un culo così per organizzare un evento il cui massimo esito sarà far ubriacare qualche amico e, occasionalmente, diversi imbucati che ti stanno anche un po' sulle palle senza pretendere un po' d'amore materiale in cambio.


Il suo non è un caso isolato.
Numerosi sono coloro che rinunciano alle loro passioni musicali e che, turandosi il naso, si tuffano in quel buio antro luminescente d'incomprensione e frastuono, alla disperata ricerca d'una bocca da baciare, d'un corpo da accarezzare, d'un organo genitale da... Beh, dipende dal sesso.
Nel mio strettissimo paese, più d'un individuo si ha deciso di curare la propria adesiva fama di sfigato, gettando via tutto ciò che caratterizzava il proprio io e costruendosene uno nuovo, prefabbricato. La terapia è semplice: basta una o più dosi giornaliere di vestiti alla moda ed un'abituale frequenza d'appositi, salubri luoghi, quali I 2 Cigni o il Popy. Una volta entrato in questo buio tunnel, fatto d'interminabili attese del prossimo sabato sera, nessuno torna più indietro. Nessuno recupera la propria individualità.
Non c'è scampo dunque all'infernale bocca livellatrice della discoteca, se si vuole intraprendere una buona vita sessuale e, perché no, sentimentale?


Forse sì.
Io non sono mai entrato in discoteca, e mai lo farò, perlomeno finché non avrò la possibilità o il dovere di gettarvi qualche lacrimogeno, così, tanto per far due risate, durante una serata altrimenti noiosa. Rocco Siffredi non mostrerà certo invidia per la mia vita amorosa, ma stranamente, nonostante abbia avuto anche io i miei santi periodi di solitudine e tristezza, non me la sento affatto di lamentarmi.


Per concludere, vi regalo una breve favola a lieto fine.
C'era una volta una ragazza che, pur essendo carina ed intelligente, leggeva troppo ed amava vestirsi in modo bizzarro ed unico, e per questo i suoi coetanei di sesso opposto con fama di "fighi" non esitavano nello scansarla.
Un bel giorno decise di cambiare: smise di vestirsi come faceva prima, anzi smise quasi del tutto di farlo, si fece aiutare dai suoi amici di Forza Nuova nel bruciare tutti i suoi libri, ed ogni settimana accompagnò un baldo giovane verso mete affascinanti, nuove e sconosciute. Ad esempio l'angolo in alto a destra nella discoteca A, a volte quello in basso a sinistra nella disco B.
Un mese dopo la metamorfosi, il cigno cubista ricevette una richiesta di fidanzamento da un suo compagno di classe che, qualche tempo prima, quando era ancora un anatroccolo che sceglieva il suo piumaggio, aveva respinto a più riprese; perché? Semplice, non era abbastanza figo. Fortunatamente per lui, nel frattempo ebbe le possibilità di vedere la Luce; purtroppo questa, che si riverò essere generata da uno strobo, ed ebbe anche l'effetto di eliminare i suoi ultimi neuroni e fargli perdere la capacità di formulare frasi con più di dieci parole. Inutile dire che ciò lo rese immensamente figo, ed ella accettò all'istante la sua proposta.
I due divennero una bellissima coppia e vissero fighi e contenti. Un po' meno dopo che lui, ubriaco fradicio e lievemente impastato, non gli mise le corna in discoteca, senza neanche rendersene conto.

domenica 21 novembre 2004

No, non ho intenzione di tediarvi col dettagliato resoconto del mio scorso sabato sera. Anche perché sono passati diversi giorni, ed ho rimosso parecchi particolari.
Accontentatevi di qualche parola, e cercate di intuire l'ambientazione ed i comprimari: compleanno, musica, pseudo-discoteca, assordante, merda, analcoolico, minorenni, freddo, truzzetti, imboscati, truzzette.
Aggiungo e concludo affermando che i cannelloni erano proprio buoni. Ed erano tutti miei. MIEI.
Ora vi parlerò d'altro.


Il testo di Spark, canzone di Tori Amos, è nato da un'esperienza dell'autrice: anche essa, come la protagonista del testo, ha perso il figlio durante la gravidanza.
Improvvisamente, senza una ragione precisa.
Perdere ciò è a cui si tiene, sia esso una persona o altro, è una sensazione orribile; diventa ancora più orribile quando successivamente qualcuno fa mostra di questo qualcosa a noi negato, e ne dispone come fosse spazzatura.
Colui che ha perso soffre, semplicemente. Soffre e aspetta, al massimo impreca.
Tori, alla quale è stato sottratto molto nel corso della sua vita, ha sofferto e imprecato come avrebbe fatto chiunque altro. Poi si è tolta la terra di dosso, si è rialzata e ha scritto una delle canzoni più belle che io conosca.


Questo non vuol dire che abbia perdonato il gelato assassino.
Q: One last question. Who is the ice cream assassin?
T: Who do you think that is?
Q: I have no idea.
T: Well, people have been praying to him for a very long time and more wars have been fought in his name. The big guy. Think about it.

sabato 6 novembre 2004

Un sabato sera in libertà.
Consumata la cena, restituisco la mia ragazza alla propria magione ed ai suoi inderogabili, pur discutibili doveri; c'ha da studia'. A diversi minuti dalle ore 22, mi ritrovo da solo in casa senza alcun programma, nessun appuntamento.
Tempo libero.
Di più; sabato sera libero.
Dinanzi a me si stagliano infinite strade, delineanti infinite possibilità di trascorrere il lasso di tempo conquistato tra la cena ed il letto. Insomma, mi rendo conto che non ho proprio un cazzo da fare.
Hmm. Il mio ingenuo ego tenta d'inviarmi l'impulso di studiare un po' di storia, ma il mio ES si mette a ridere. Se non altro, sa stare agli scherzi. E va bene, va bene, cerchiamo di svagarci un po'.
Nonostante le circostanze lo avessero richiesto, ho deciso di uscire con gli amici che non vedevo da così tanto tempo; dopotutto, se è tanto che non li vedo qualche motivo ci sarà. Ad esempio, abitano oltre 10 euro di benzina, oppure sono eccessivamente divertenti e culturalmente stimolanti; un po' come le prugne della california. Alla fine, non sono uscito neppure con i soliti amici. Più che altro, non sono uscito.
Solo a casa... Altra prospettiva interessante.
Dunque, sarebbe d'obbligo instaurare un rave tra le mura domestiche, tutti invitati; sesso, droga, rock & roll, rutto libero e magari anche una gara di pisciate. Scazzottata finale, e poi tutti a vomitare nella vasca da bagno. Che bello. Neanche ce l'ho la vasca da bagno, ma sai a chi potrebbe fregargliene. Purtroppo non sono riuscito a convincere nessuno a parteciparvi. Neppure i miei genitori. Alla fine non c'è stato neanche un po' di distruzione, né di sé ne degli altri. Niente Fight Club. Peccato. Credo che Tyler si sia offeso, non l'ho più visto.
Niente uscita con gli altri, niente festa con gli altri. Soprattutto, niente altri, se si eccettua il mio cane.
Insomma, sono rimasto a casa davanti al pc. Da solo. Il cane dopo dieci minuti si è stufato di farsi grattare ed è andato a dormire al piano di sopra.
No, niente chat.
Un po' di creazione, una visita all'Hotel Choirgirl, delle patatine al pepe nero e sale marino. Buone. Ogni tanto il cane ascolta il mio sgranocchiare e si precipita verso di me con fare scroccante, e sono costretto a mettere via tutto. Sconsolato, se ne torna a nanna.
E basta.

Lo so, tutto questo non è figo.
Un mio alter-ego figo avrebbe preso la sua auto, una panda doncollmibeibe nera come la mia, e si sarebbe tuffato nel primo gruppo di compaesani che gli fosse capitato sotto tiro; una volta con loro, avrebbe cercato di divertirsi inserendosi nel discorso. Dopo cinque minuti avrebbe maledetto la serie A, tutte le discoteche del mondo, il suo paese di merda ed i suoi 14 bar, ed i 5 orribili gin lemon che si è bevuto, che non hanno neanche intaccato la sua percezione del mondo sensibile.


Ma io non sono figo.
Magari è questo che mi fa dormire tranquillamente la notte.


Attenzione: Questo testo è stato redatto in un momento di volontaria stasi psico-sentimentale, e potrebbe non avere alcun senso. Se comprendete tutto quello che avete appena letto, esistono due possibilità: o siete me che sto rileggendo questo post domani, che poi è oggi, e state dando ragione alle teorie buddhiste dell'inesistenza dell'io, oppure siete la mia ragazza che sta seriamente ponderando la possibilità di evitare di lasciarmi solo in seguito per evitare cose come questa.