giovedì 1 dicembre 2005

Le loro case sono lì, al morire delle prime luci. Si insediano, nella notte strade e piazze diventano il loro paese. Le loro case hanno ruote; si mescolano, poi fuggono, ma tornano ogni volta. Tornano sempre, e le strade ritornano accampamenti.
E sporcano. Mangiano, mangiano e sporcano.
Vivono nelle loro abitazioni semoventi: mangiano, bevono. Ed ascoltano musica. E festeggiano. Ogni notte, sia pioggia o sia nebbia, si riuniscono in festa. La musica, etnica e ovvia, li annuncia per centinaia di metri. Tra le note, urla e risa. A volte si accoppiano, ma con discrezione. La loro lingua si mescola alla nostra. Cocci di bottiglia e rifiuti ne ricordano l'esistenza in loro assenza.
Impongono la loro cultura, ignari di trovarsi in uno stato con le sue leggi, i suoi usi e costumi. A volte l'ignoranza è volontaria, altre è fonte di immenso piacere.
Sono proprio un dito al culo 'sti neopatentati eh.

3 commenti:

  1. E lo sapevo che c'era la battuta alla fine stile momento catartico :D



    Come si diceva? "Donna al volante, pericolo costante" oppure "sciagura galoppante". Mi sa che le cose sono cambiate.

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  2. Questi rompono i coglioni da fermi però.

    Ora come ora sono accampati qui davanti casa mia.

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  3. Telefona Marco Berry e proponili per "invisibili"

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